The secret of happiness #11

 

Arrivata alla fine non restano che il riassunto e le foto.
Ho trascorso le vacanze al mare nonostante la vita da spiaggia mi stia stretta.
Ma è andata bene. Più che bene.


  

La compagnia ovviamente è alla base; ma ho riscoperto degli elementi  che mi affascinano, tipici della grande distesa.


Le barche, ad esempio.
Non intendo i grandi yacht che si pavoneggiano sotto i raggi del sole.
Proprio le barche piccole; quelle in legno lucido, o quelle che sprizzano estate dalla vernice bianca o azzurra.


Quelle che vedi farsi cullare dalle onde, con i remi rovinati dalla salsedine e dal tempo.
Più di una decina di anni fa ho letto il libro di Paola Mastrocola "Una barca nel bosco", che rispecchiava a 360° lo stato in cui mi sentivo perennemente - ed il titolo non potrebbe essere più eloquente.



Trovarmi spesso di fronte all'acqua e alle barche ormeggiate a qualche decina di metro dalla riva, mi ha fatto capire che le cose sono migliorate. Sono più come una barca nel mare, sempre un po' solitaria ed in balia degli eventi, ma con chilometri da percorre e migliaia di panorami da gustare; forse mi imbatterò nel mare mosso e anche in qualche tempesta, ma da qualche parte dovrà pur esserci un porto; con il mio posto. Devo solo trovarlo.


E sarai d'accordo con me che davanti alle barche in legno con due alberi e magari anche una bandiera non puoi non vederci un veliero di pirati.

 

Ti fanno immaginare storie di marinai e corsari, avventure in porti stranieri e frasi che iniziano con "Issate le vele, mollate gli ormeggi".
Chissà, forse in una vita precedente sono stata uno spietato bucaniere.
Arrrhhh.

Al mare ero circondata da righe.
Righe ovunque.


E io le amo follemente.


Con metà del mio armadio mi abbinavo facilmente ai teli per le barche, agli ombrelloni, alle tende da sole...sembravo una skipper appena scesa dalla barca.
Ma con un certo gusto negli abbinamenti.

E non so se siano state le magliette a righe alla Picasso, ma mi sono sentita molto creativa.
Ogni cosa mi ispirava, e mi sono rimessa a disegnare. L'ultima volta doveva essere stato alle medie. Non so perchè trovo il disegno una cosa molto intima, vergognandomi a mostrare quel che esce dalla mia matita.

 
Fatto sta che la sera scarabocchiavo qualcosa: a volte mi mettevo d'impegno, altre usavo il foglio semplicemente come sfogo per l'estro.
Una bella riscoperta.

In questa vacanza ho osservato le luci brillare nel buio, ho riscoperto il mio amore insano per le riviste, ho steso come una volta e fatto "nuove amicizie".




Monterosso - clicca per ingrandire

Ora è quasi settembre. Si ricomincia con i contratti altalenanti e i lavori da "per ora c'è questo".
E la voglia di un lavoro più creativo e meno di apparenza rimane latentemente nascosta nel mio cervello; mi accorgo della sua presenza per l'insoddisfazione con cui ogni tanto mi ritrovo a combattere, e quando esce fuori, arrendevolmente tento di placare la delusione.Amo settembre perchè è da dove parte l'autunno.
Mi piace perchè per me profuma di mela e cannella.
E sebbene non veda grandi cambiamenti, non riesco a non riporre fiducia nella speranza.
Settembre, soprattutto quest'anno, è il mio Capodanno fatto di fioretti e buoni propositi.
Il mese della mia nascita e mi auguro della rinascita.
In questo momento, più che in altri, ho bisogno di sentirmi viva con qualcosa che mi stimoli; di basi per idee e progetti da poter portare avanti.
Ho bisogno di un Tesmed per la mente e un po di faccia da culo.
La creatività estiva non voglio che finisca; non è il momento giusto per un blackout nella mia testa.
Mancano due giorni a settembre: sono aperte le scommesse.

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