Libri, film e altre cose: riassu-mese di gennaio 2016.

Libri e film consigliati Riassu-mese gennaio 2016
Libri, film, piccole scoperte: ecco i protagonisti della nuova rubrica di operazione fritto misto che aspettavi quanto l'ormai prossimo Sanremo!
In realtà è un ritorno, ma invece che settimanale sarà mensile - che fa fino e non impegna.
Tutta colpa dell'abitudinaria che alloggia in me, sofferente per la nuova vita di trasferte di cuore: il Ragazzo Economista vivrà i prossimi sei mesi a Padova e io ho già cominciato i travagliati spostamenti (vedi Instagram) Torino-Padova/Padova-Torino; quindi mi ci vuole un po' di ordine, un riassunto mensile di tutte le cose belle (e non).

LIBRI   
Tra i 13 e i 18 anni ho trovato nella lettura un malsano amore adolescenziale: i momenti liberi erano dedicati unicamente a lei, le uscite con gli amici ridotte all'osso. Quando capii di aver lasciato in stand by la mia vita, la mia storia reale, ho deciso di allontanarmi; ho continuato a leggere, mantenendo però quel distacco utile a non ricadere nella tentazione tipica delle ossessioni.
Quest'anno invece, saranno i problemi degli ultimi mesi, è paradossalmente cominciato nel migliore dei modi: la fame di storie scritte passeggia mano nella mano con la voglia di vivere.

"Contesa di un maialino italianissimo a San Salvario" di Amara Lakhous è stata la primissima lettura del 2016, ma la trascinavo avanti da almeno un anno. Ero fiduciosa: la storia si svolge a Torino, c'è la nota assurda del maialino fatto scorrazzare in una moschea e vari personaggi che entrano a far parte delle due faccende principali; invece è stato una delusione, facendo più fatica a finirlo che a trovare la voglia di fare un po' di ellittica.
Storia moderatamente assurda, pathos inesistente. Non escludo una mia ottusità, ma ci sono troppe vicende sconnesse che rimangono tali se non per insipidi cambi di rotta. Il finale ha dato il colpo di grazia: alla penultima pagina ho capito che l'unico modo per risollevare l'andamento della storia era la morte del protagonista. E nulla.
Per dirla come farebbe una maestra delle elementari: avrebbe del potenziale, ma così non va.
Recensione libro "Contesa di un maialino italianissimo a San Salvario"

"Norwegian Wood" di Haruki Murakami non ha bisogno di presentazioni: è uno dei romanzi più famosi dello scrittore giapponese, nonchè suo primo libro letto da me (in realtà c'è stato "L'arte di correre", ma è un racconto autobiografico a sè).
Cosa dire se non che l'ho gustato in ogni singola parola? Ma che dico, lettera! Sarà che ho un debole per le storie dal mood malinconico, sarà che amo i dettagli, ma la narrativa di Murakami per me è pura arte nella quale le frasi dipingono scenari perfettamente nitidi.
La trama in sè non è complessa: un protagonista e diversi personaggi di contorno; ciò che porta il libro a protrarsi per poco meno di 400 pagine sono le infinite descrizioni. La cosa che apprezzo maggiormente in uno scrittore è la capacità di far materializzare nella fantasia del lettore ciò che è partorito dalla sua mente. Murakami non potrebbe riuscirci meglio.
Recensione libro "Boy" di Roald Dahl
"Boy" di Roald Dahl. Devo fare una premessa: la top 3 dei miei libri preferiti è formata da "Anna Karenina" di Tolstoj, e per rimanere sui finali allegri ci metto anche "Madame Bovary" di Flaubert; e poi c'è "La fabbrica di cioccolato", di Dahl appunto. Se i primi sono dei classici che ti sogni di scrivere, quest'ultimo è la genialata che uno su un miliardo riesce a partorire.
Per questo quando ho letto "Boy", una sorta di autobiografia sull'infanzia di Dahl, un po' ho gioito scoprendo che non è stata tutta farina del suo sacco: molti eventi riportati sono una sorta di dietro le quinte sulla nascita delle sue storie, come il negozio di caramelle, o il direttore di scuola con le sembianze di un gigante (riferimenti a "Il GGG").
Recensione libro "Norwegian Wood" di Murakami

FILM
Non sono un'esperta ma i corsi universitari di Storia del cinema e Analisi e critica della televisione mi hanno aperto le porte ad un nuovo modo di vedere cinema e tv - questo per dire che mi reputo una decente osservatrice.
Con l'uscita di Star Wars ho dato una possibilità alla saga. Ho appena fatto intendere velatamente di capirne di film, e due righe dopo me ne esco con "Che palle 'sto Star Wars"; ho guardato "Episodio IV - Una nuova speranza", quello del '77. Escludendo gli effetti speciali che per l'epoca dovevano essere da fuga dal cinema, se non fosse stato per l'insistenza del Ragazzo Economista non avrei superato neanche i primi 15 minuti (e comunque anche lui non ha apprezzato).

A più di un anno dall'uscita di "Birdman" di Iñárritu - vincitore dell'Oscar '15 come miglior film - mi sono decisa a vederlo: bellissimo a livello cinematografico (ma mi si compra facilmente con i piani sequenza), gestita bene la trama dell'attore cinematografico in declino che tenta la ribalta nel teatro, ho mal sopportato i tratti assurdi della storia, tipo il finale che non mi ha minimamente soddisfatta (me lo spieghi?)
Birdman
Credit: Artslife
Per rimanere in tema Oscar (ha ricevuto dodici nomination) e Iñárritu, ho visto "Revenant - Redivivo", ispirato al libro di Mel Odom a sua volta tratto dalla storia vera di Hugh Glass, un cacciatore di pelli vissuto tra '700 e '800 che durante una missione si ritrova a dover sopravvivere, ferito, in un Missouri di ghiaccio, gelo e neve, dopo l'abbandono da parte del suo gruppo.
Non mi soffermerò sul film che per dirla in termini tecnici, bello è bello - le riprese, non limitate a banali piani sequenza con i quali si vince facile in paesaggi di quel genere, sono così ben costruite da farti sentire il freddo anche sotto le ascelle; no, io voglio scrivere di lui, Leonardo DiCaprio. L'ho disprezzato da piccola, quando tutte le mie compagne delle elementari avrebbero voluto egoisticamente farlo ghiacciare nelle acque dell'Atlantico spaparanzate sul portone di legno; io ho cominciato ad amarlo solo anni dopo.
E ora che l'Academy l'ha reso bersaglio di derisione per l'irraggiungibile Oscar, io che sto dalla parte dei deboli tiferei per Leo anche se la sua espressività fosse pari a quella di Flavia Vento.
Però. Però detto tra noi non credo ce la farà: è stato grandioso in Revenant, ma ha la mimica di uno che sta crepando di dolore e di freddo, zoppicante in una landa innevata; per vincere come Migliore attore protagonista dovrà battere Eddie Redmayne con The Danish Girl che interpreta una donna, nata uomo, nella Copenhagen degli anni '20. Leo ha sì rappresentato un uomo distrutto dal dolore fisico ed emotivo, ma Eddie ricopre il ruolo di Lili Elbe, prima transessuale della storia che scopre e decide di essere donna grazie alla moglie.
Non basta combattere con un orso (finto) per vincere l'Oscar.
Leonardo DiCaprio Meme
Credit: Quickmeme
So che i film franco-belga fanno passare la voglia di vivere alla maggior parte delle persone, ma non a me: io li adoro, e questi due ne sono la perfetta rappresentazione.
Il primo è "Dio esiste e vive a Bruxelles" diretto da Jaco Van Dormael. Il film ha una trama geniale (astenersi praticanti convinti!): Dio, che vive a Bruxelles, è un uomo capace di divertirsi solo tormentando la razza umana tramite l'utilizzo del suo pc; ha una moglie sottomessa, e due figli: il più noto Gesù, e la più piccola, Ea. Sarà proprio Ea, stanca della cattiveria del padre, a decidere di scrivere un nuovo Nuovo testamento per cambiare le sorti del mondo.
La trama è originalissima, perde solo un po' di spirito durante il film. In ogni caso faccio il tifo agli Oscar di quest'anno come Migliore film straniero.
Dio esiste e vive a Bruxelles
Credit: Zero
Infine "Cena tra amici", una di quelle commedie frizzanti che ti fa venire voglia di sorseggiarne ancora ed ancora. Fa ridere ed è un piacere per gli occhi con i brevi scorci iniziali di Parigi, e quasi l'intero film girato in un bellissimo appartamento.
Guarda il trailer: il nome della discordia non viene rivelato.
Trama in brevissimo: Vincent aspetta il suo primo figlio e durante una cena con sorella, cognato e amico, rivela il nome del nascituro che porterà a litigi e malintesi.
Consigliatissimo quando si ha bisogno di ridere e si ha voglia di dialoghi ironicamente equilibrati e di una fotografia semplice ma ben fatta.
Ho visto anche La délicatesse con Audrey Tatou e François Damiens: carino, a tratti divertente, ma nulla di che - lei carinissima, lui divertente.

ROBE (INUTILI) DEGNE DI NOTA
Da quando la mia cagnolina è morta ad agosto, buona parte del mio cuore si è ridotto in piccoli brandelli apatici di carne. Sottintendendo che non sarà un braccialetto a farmela sentire vicina, ho però riposto in questo charme personalizzato di Soufeel il ricordo della sua essenza: lei che mi corre incontro con un giochino in bocca. La sua mancanza mi lacera l'animo ogni volta che grattugio una carota senza che lei arrivi ad appoggiare la zampotta sulla mia gamba, ma c'è qualcosa che mi riporta il sorriso ogni volta che la guardo in questo micro-cuore.
Charme personalizzato di Soufeel
Non sono una vera blogger, ergo: non è una sponsorizzazione.
E' stato un regalo di Natale da parte di Madre Sferruzzatrice, ma ci ha impiegato parecchio, arrivando poche settimane fa (prenotato attorno al 17 dicembre); costerebbe 47$ ma è sempre scontato a 19.90$, puoi scegliere la forma del charme e la foto da inserire. Nessuna spesa doganale.
Si può vivere senza? Sì.
E' un'idea a cui si deve rinunciare? No.

Ecco in breve il riassunto del mio gennaio (non sono mai stata brava nella sintesi).
Ora mi merito di leggere i tuoi film, libri e robe inutili, no? Consigliami!

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